Lazarillo de Tormes

Protagonista dell'omonimo romanzo spagnolo del sec. XVI, considerato il capostipite della letteratura picaresca.
La più antica edizione a noi pervenuta apparve a Burgos nel 1554, con il titolo di La vida de Lazarillo de Tormes, sus fortunas y adversidades ; sebbene modesto di pretese e di mole, il libro ottenne un clamoroso successo e nello stesso anno ne uscirono tre altre edizioni, rispettivamente a Burgos, ad AlcalÁ de Henares e ad Anversa. In quest'ultima città ne uscì un'altra ancora (con la Segunda parte) nel 1555. Nel 1559 Lazarillo de Tormes veniva incluso nel catalogo dei libri proibiti. Le edizioni spagnole vennero sequestrate e distrutte, ma quelle fiamminghe continuarono a invadere la Spagna di contrabbando, finché Filippo II decise di togliere all'opera ogni veleno, affidando al cosmografo di corte Juan López de Velasco la cura di emendarlo. Fu pubblicato così a Madrid, nel 1573, il Lazarillo castigado. In questa forma il romanzo continuò a pubblicarsi fin oltre il primo trentennio del sec. XIX, finché fu tolto ogni divieto all'impressione e alla vendita del testo originale.
Nulla di eccezionale né nel protagonista né nell'intreccio del Lazarillo de Tormes. Il racconto è svolto dallo stesso protagonista, un povero diavolo, nato a Tejares (Salamanca), in un mulino sul fiume Tormes, che ha fatto carriera (giungendo alla carica di banditore pubblico): egli narra a un signore, verso cui ha debiti di riconoscenza, la sua storia, da quando venne affidato dalla madre rimasta vedova ad un cieco che mendicava di paese in paese, dal quale apprese tutte le malizie del «mestiere», a quando, dopo molteplici peripezie, giunse a sposare la perpetua di un arciprete acquistando ricchezza economica e rispettabilità . Il racconto si svolge con tale naturalezza, con tale accento di verità , con tale immediatezza d'osservazione, che qualcuno volle vedervi la vera a propria autobiografia d'un poveraccio ignorante e grossolano, dimenticando le citazioni erudite che lo costellano qua e là (Plinio, Cicerone, Ovidio, S. Tommaso, la Bibbia), e che tradiscono nell'autore un uomo di più che discreta cultura. Nel vigoroso realismo delle figure e delle scene, nella sottile ironia che tutto lo pervade e che affiora ed erompe a tratti in sarcasmo, nella nervosa sobrietà dello stile che ne fanno il modello della prosa familiare del sec. XVI, Lazarillo de Tormes è un piccolo capolavoro.
La paternità del fortunato romanzo resta ancora un problema. Attribuito dal padre geronimita José de Sigüenza (1545-1606) a José de Ortega, generale dell'Ordine, fu con il sec. XVII rivendicato da una tenace tradizione all'umanista Diego Hurtado de Mendoza (1503-1575). Contro questa attribuzione insorse ai nostri tempi Morel-Fatio, suggerendo che l'autore dovesse ricercarsi tra gli erasmisti spagnoli fioriti sotto il regno di Carlo V, notoriamente favorevoli al protestantesimo (Alonso e Juan de Valdés, Cristóbal de Villalón, SebastiÁn de Horozco). Sull'attribuzione a SebastiÁn de Horozco (1510-1580), ha insistito particolarmente Cejador, mentre per altri (De Haan) l'autore sarebbe Lope de Rueda (ca. 1510-ca. 1565).

Continuatori del Lazarillo

Nel 1555 due stampatori di Anversa, Nuyts e Simon, pubblicavano ciascuno una Segunda parte, anch'essa anonima, dove Lazarillo de Tormes si trasforma in tonno, ricuperando la forma umana al momento della pesca. Un'altra continuazione, ancor più mirabolante, fu pubblicata a Parigi, nel 1620, da Juan de Luna, interprete di lingua spagnola, che ridusse Lazarillo de Tormes a un fenomeno da baraccone, metà pesce, metà uomo, rendendogli le primitive sembianze dopo un lungo vagabondaggio per la Spagna, e facendone infine un frate. Si ispirarono ancora al Lazarillo de Tormes, Juan Cortés de Tolosa ne El Lazarillo del Manzanares (1620); Alonso de Castillo Solórzano (1584-1648) nelle Aventuras del Bachiller Trapaza (1637); il drammaturgo olandese Gerbrand Adriaens zoon Bredero (1585-1618) nel suo capolavoro realistico De Spaansche Brabander (1617); e, più recentemente, Camilo José Cela (nato nel 1916), nelle Nuevas andanzas y desventuras de Lazarillo (1944).