L'assommoir

Gervaise, giovane lavandaia di Plassans, piccolo paesino del Sud della Francia, non lontano da Marsiglia, vive a Parigi, nel quartiere di Montmartre, con il suo amante Auguste Lantier, da cui ha avuto due figli, Claude e Étienne. Abitano all'hôtel Boncoeur. Ma Lantier, cappellaio di professione, è un visionario, ha poca voglia di lavorare e, dopo aver sperperato in un lusso fuori misura i denari ottenuti con il suo ultimo lavoro, si lamenta del suo modo di vivere e abbandona spesso Gervaise per andare a cercare da altre donne i soldi che lei non gli può offrire. Nel quartiere ci sono Adèle e Virginie, due sorelle sarte che destano l'attenzione di Lantier. Gervaise, sostenuta dalla speranza, anche se soffre gravemente per gli abbandoni del suo amante, non si dà per vinta, e quando un giorno, tornando a casa dal lavoro, scopre che Lantier se n'è andato portandosi via tutti i suoi stracci, prova quasi un senso di sollievo. Ciò non impedisce che, dopo una lotta furibonda al lavatoio con Virginie, nella quale quest'ultima ha avuto la peggio, Gervaise salvi il suo onore di donna abbandonata. Lantier, infatti, è scappato con Adèle. Gervaise, rimasta sola, comincia ad accettare la corte assidua che le sta facendo da un po' di tempo lo stagnino del quartiere, M. Coupeau. In breve, egli le chiede di sposarlo, e Gervaise accetta. L'accoglienza della famiglia di lui (due sorelle maritate e una vecchia madre vedova), non è delle migliori. La sorella più giovane, Madame Lorilleux, moglie di un fabbricante di catene d'oro, inizia a darle subito un soprannome: Banban, perché Gervaise è leggermente claudicante; la più vecchia, Madame Lerat, vedova, fioraia, anche lei non è molto entusiasta della cognata. Il giorno fissato per le nozze è una giornata caldissima. Dalla chiesa si passa all'assommoir di papà Colombe, poi è tutto un correre per Parigi, dal Louvre al piccolo locale, «Il mulino d'Argento», dove si svolge la cena di nozze. È a questo punto che si insinua il tema dell'alcool che prenderà a mano a mano dimensioni di mostruoso protagonista. Al matrimonio seguono anni di duro lavoro, sia per arredare la casa in rue Neuve, sia per poter accumulare qualche risparmio. Gervaise lavora come stiratrice di fino da Madame Fauconnier, e Coupeau a tutte le grondaie possibili. Claude ritorna a Plassans ed entra in collegio, grazie all'intercessione di un vecchio benefattore del paesino. Resta con loro solo Étienne che, successivamente, diventerà operaio. Intanto Gervaise aspetta un figlio. Nasce la piccola Nana e Gervaise, nell'atto di metterla al mondo, si lamenta del fatto che sia una bambina, quasi presentendo un avvenire lugubre per la figlioletta. Loro vicini di casa sono i Goujet. Lei, la madre, fa la ricamatrice, lui, il figlio, è fabbro e lavora in una fabbrica di bulloni. Tra Gervaise e Goujet nasce un'amicizia, anzi un amore profondo che verrà rivelato solo alla fine del romanzo. I Goujet rappresentano la vita onesta, pulita, e si dimostrano persone integre. Gervaise, non soddisfatta della sua condizione, desidera aprire un negozio. Ce n'è proprio uno da affittare al piano terra della grande casa in rue de la Goutte d'Or, là dove abitano i Lorilleux e dove i Boche fanno i portinai. Gervaise passa le sue ore libere a rimirarlo, e sta per decidersi ad affittare, quando un giorno, andando a prendere Coupeau al lavoro con la figlioletta Nana, Coupeau ha un grave incidente: cade da una grondaia e si rompe una gamba. La malattia si rivela lunga e il sogno della boutique sembra sfumare, ma il buon Goujet impresta a Gervaise i cinquecento franchi dell'affitto. Si trasferiscono là, finalmente padroni di un negozio; l'orgoglio della lavandaia è coronato da questa impresa che fa invidia a tutti gli abitanti del quartiere. Gervaise lavora bene, tutti si riforniscono da lei. Ma le cose sono troppo belle per durare: Coupeau, con la scusa della convalescenza, si mette a bere acquavite, assenzio, «vetriolo», i debiti iniziano a farsi sentire. Un giorno Gervaise, uscendo dalla casa di Madame Goujet, dopo averle riportato la biancheria pulita, vede un viso a lei noto. È Virginie, che ora sta in rue Neuve, proprio davanti ai Goujet. È sposata con M. Poisson, guardia civica, e sembra non provare rancore per Gervaise che, invece, si ricorda molto bene dello scontro al lavatoio. Virginie le confida di aver rivisto Lantier. È ricomparso e non tarda a farsi vivo. Gervaise prova una strana emozione nel rivederlo. Vuole assolutamente ignorarlo. Nel giro di pochissimo tempo Lantier, con le arie del gran signore, dell'intellettuale che discute di politica, prima si trasferisce nel retro del negozio di Gervaise, poi ne ridiventa l'amante, senza che però Gervaise ne provi piacere, unicamente per sfuggire alle terribili ubriacature di Coupeau. I debiti sono sempre più pesanti. Una cena ricchissima, a casa di Gervaise, sembra segnare l'addio alla sua vita onesta. Di qui in poi è solo degenerazione: Coupeau, pian piano, diventa un alcolizzato, Gervaise perde il lavoro, le operaie, il negozio. Il parassita che divora lentamente tutto è Lantier. Cambiano casa: si trasferiscono al sesto piano della grande casa di rue de la Goutte d'Or, vicino ai Lantier. Coupeau non lavora praticamente più, Gervaise fa lavori sempre più umili, invecchia precocemente. Lantier diventa l'amante di Virginie, la quale rileva il negozio di Gervaise e apre una drogheria fine che verrà, anche questa, «mangiata» da Lantier. Muore mamma Coupeau, muore Madame Goujet. Nana, ormai cresciuta, si stanca presto del mestiere di fioraia e fa la mantenuta. Gervaise e Coupeau sono due relitti umani: hanno venduto tutto, perfino il letto, e dormono su un pagliericcio. Soffrono la fame e, ora, anche Gervaise beve. Dopo enormi sofferenze, Coupeau muore alcolizzato. Gervaise, una sera, in preda a una fame atroce, cerca di trovare dei clienti per strada, ma non si è accorta del suo profondo cambiamento. La ridesta la luce di un lampione che le fa vedere la sua ombra proiettata in tutta la sua bruttezza. Incontra per caso un'ultima volta Goujet che la ospita e le dà da mangiare. Forse Gervaise, che racconta a tutto il quartiere l'agonia di Coupeau al manicomio di Sant'Anna, non è completamente perduta.