Lancillotto o Il cavaliere della carretta

Lancillotto o Il cavaliere della carretta, scritto, come lo stesso autore afferma all'esordio, su espressa richiesta della sua protettrice Maria di Champagne, è forse il più noto dei romanzi cortesi di Chrétien. Composta di più di seimila octosyllabes, gli ultimi dei quali dovuti ad un continuatore «autorizzato», Godefroi de Leigni, l'opera esordisce in piena avventura. Alla corte di Artù si è presentato un cavaliere perfido e traditore, Meleagant, che afferma di aver fatto prigionieri cavalieri, dame e pulzelle sudditi del re, ma è disposto a liberarli, se solo un campione lo sconfiggerà in duello; ma, nel caso che vinca, si terrà la stessa regina Ginevra. Keu il siniscalco è pronto a lottare, ma sarà sconfitto. Per riscattare la regina si lancia dunque Galvano che incontra sul suo cammino Lancillotto, lacero e sanguinante; entrambi si imbattono in un nano che porta una carretta, che in quei tempi faceva il servizio poi riservato alle gogne. Costui accetta di indicare la strada che hanno preso i fuggiaschi a condizione che il cavaliere salga sulla carretta. Lancillotto esita (e questo gli costerà caro), ma infine si decide, e poiché lo vuole Amore, non si cura di provare vergogna. Così il nano, Lancillotto e Galvano si dirigono ad una città ove il cavaliere ha la visione della sua regina prigioniera del malvagio.Il cavaliere ha deciso dunque di liberarla: giunge così al regno di Baudemagu ove essa è segregata, affronta mirabolanti avventure e prove da cui esce vincitore mostrando le sue virtù di cavaliere cortese al servizio dei deboli, oltre al suo amore esclusivo per la regina. Una delle imprese più note è il passaggio del Ponte della Spada, tagliente come una falce affilata, che l'eroe supera ferendosi gravemente. Curato in maniera sommaria, Lancillotto decide tuttavia di sfidare il malvagio Meleagant e, a causa delle piaghe, starebbe per soccombere, se non gli apparisse all'improvviso da una finestra della torre ove è prigioniera la stessa regina. La visione moltiplica le sue forze e, dopo vari avvenimenti, riesce a prevalere. Ma ora, quando potrebbe avvicinarsi alla regina e cogliere il premio del suo valore, essa lo sdegna, proprio per quell'esitazione a salire sulla carretta. Così, Lancillotto viene respinto e di lì a poco si diffonde addirittura la voce che è stato preso e messo a morte. Ora è la regina a soffrire terribilmente per il suo campione, tanto che a Lancillotto riportano la voce che la sua regina è morta. Adesso è il cavaliere a volersi uccidere; e a stento gli amici riescono a trattenerlo. Tuttavia, anche questa serie di equivoci ha fine e Lancillotto, con il beneplacito dello stesso re, ha la possibilità di incontrare Ginevra con cui giunge ad una spiegazione sui motivi dello sdegno. Anzi, è la stessa regina ad indicare al cavaliere le modalità con cui potrà raggiungerla nella sua stanza, la stessa in cui langue coperto di ferite il siniscalco Keu. Quella notte, Lancillotto si affanna a svellere le sbarre che lo separano dalla sua amata; ma, nel farlo, si ferisce alla mano, macchiando le lenzuola in cui giace la dama. Di quel sangue viene così data la colpa all'innocente Keu, che pure giace ferito nella stanza: questi propone di battersi per dimostrare la propria buona fede; ma, visto che le sue condizioni non lo permettono, sarà sostituito da un campione, che sarà lo stesso Lancillotto. Il cruento duello viene tuttavia interrotto dal re, e Lancillotto può partire alla ricerca dell'amico Galvano di cui non ha più notizie; ma, ingannato da un nano traditore, viene consegnato nelle mani del malvagio Meleagant che lo fa murare in una cella posta in una torre al centro di un'isola.A questo punto s'interrompe la narrazione di Chrétien ed inizia il lavoro del suo epigono. Nella vicenda, tocca alla figlia del re Baudemagu trovare la prigione di Lancillotto e liberarlo, cosicché il cavaliere possa tornare a corte, sfidare il malvagio a duello ed ucciderlo.