Eugenio Onegin

La composizione dell'opera, in versi, ebbe inizio nel 1823, durante l'esilio del poeta in Bessarabia, e continuò per circa 8 anni. Nel 1830 fu terminata la prima stesura dell'Evgenij Onegin, che si presentava suddivisa in tre parti, ciascuna comprendente tre capitoli. Nel 1831 la stesura subì alcuni mutamenti, con l'aggiunta di nuovi particolari del profilo spirituale dell'eroe e la riduzione dei nove capitoli a otto. In appendice apparvero i Frammenti del viaggio di Onegin, ciò che era rimasto della severa autocensura del poeta sull'originario ottavo capitolo. L'opera fu stampata, nel corso della sua stesura, capitolo per capitolo dal 1825 al 1832 a Pietroburgo. Nel 1833 il romanzo fu pubblicato integralmente a Mosca, e ancora una volta, nel 1837, fu riproposto con alcuni mutamenti. Nuove aggiunte al corpus oneginiano furono rese note nel 1910, con la pubblicazione di alcuni frammenti, decifrati in manoscritto, di un mai ultimato decimo capitolo. 
Una delle più alte ed intense espressioni del talento di Puškin, capolavoro tra i più perfetti della letteratura mondiale, l'Evgenij Onegin è un'opera dinamica e policentrica, non di facile interpretazione nonostante l'intreccio lineare continuamente oscillante fra biografismo, invenzione letteraria e realtà storico-culturale. È la storia di un giovane dandy pietroburghese, Evgenij Onegin, un figlio della sua epoca che brucia l'esistenza fra piaceri mondani e «tenere passioni», alla ricerca di un rimedio alla noia (chandrà in russo, o spleen nella variante inglese) e ad un'oscura e crescente insoddisfazione. Divenuto erede di un cospicuo lascito, Evgenij si trasferisce in campagna ed allaccia una stretta amicizia con il sensibile Lenskij, poeta romantico, «anima gottinghiana» interprete dei sogni sentimentali e delle aspirazioni libertarie di certa parte della gioventù dell'epoca. Questi ama Olga, una bella quanto esuberante fanciulla, figlia dei suoi vicini, ed una sera presenta l'amico alla famiglia di lei. Tat'jana, timida e dolce sorella di Olga, s'innamora di Evgenij e ingenuamente glielo confessa in una delicata e coraggiosa lettera alla quale Evgenij risponde con un rifiuto crudele per il tono paternalistico e leggero, tipico di un uomo avvezzo a simili schermaglie amorose. Una notte Tat'jana sogna la morte di Lenskij per mano di Evgenij, sogno che non tarda ad avverarsi. Infatti una sera Onegin un po' per noia, un po' per scherzo corteggia Olga, provocando la gelosia di Lenskij che lo sfida a duello. Onegin uccide l'amico e parte per un lungo viaggio attraverso la Russia. Al suo ritorno a Pietroburgo incontra ad un ballo Tat'jana, divenuta ormai una gran dama del bel mondo, moglie devota e rispettata di un vecchio generale. Anche Onegin è cambiato, la noia è divenuta consapevolezza di una crisi in atto, ed è lui stavolta a scrivere alcune lettere a Tat'jana in cui, riconoscendo i propri errori, le confessa il suo amore. Ma Tat'jana, con un discorso semplice e fiero, gli ricorda la sua dignità di donna e sposa fedele che ella pone al di sopra della sua stessa felicità personale.
Il lungo dibattito che si sviluppò in seguito alla pubblicazione dell'opera, l'Evgenij Onegin non fu compreso dai contemporanei in quanto non classificabile secondo i criteri letterari e artistici del tempo e inaccettabile per le sue idee filosofiche e politiche. Una nuova fase della ricezione dell'opera si ebbe a partire dalla seconda metà dell'800 con il giudizio del critico Belinskij che definì il romanzo «una enciclopedia della vita russa», e i suoi personaggi i capostipiti di una lunga genealogia di «uomini superflui» (definizione questa data in seguito dal critico Dobroljubov) e di eroine russe. Con il «romanzo in versi» ha inoltre inizio nella letteratura russa la tendenza a creare dei personaggi «eroi del loro tempo», non convenzionali ma reali. E reale è dunque Onegin, dietro il quale è presente lo stesso Puškin, anche se tale identificazione appare perennemente oscillante per un sottile gioco di sdoppiamenti e ricongiunzioni tra «io lirico» ed eroe. Come opera che riflette l'evoluzione ideologica di Puškin e le sue prese di coscienza intuibili nello spessore di riflessione drammatica ed esistenziale via via crescente, l'Evgenij Onegin è anche un documento biografico di grande valore. Opera unica nel suo genere, l'Onegin ha avuto una importanza fondamentale nella vita e cultura russa, riflessa sia nella vastissima e inesauribile fioritura di studi critici che hanno dato il via ad una vera e propria scienza ─ la puškinologia ─ sia nell'influsso diretto su poeti e scrittori dell'800, come capostipite del grande romanzo realistico russo, e del '900, dando vita a creative e personalissime letture della figura del poeta e della sua opera. Alludiamo, tra le altre, al «Puškin» di poeti come Marina Cvetaeva o Anna Achmatova e ai contributi essenziali per l'interpretazione dell'arte puškiniana forniti da studiosi come V. Sklovskij, M. Bachtin e Ju. Lotman; ed infine agli altri scrittori che hanno salutato in Puškin il loro incontrastato maestro per nobiltà di ispirazione e perfezione formale.