Il processo

Il procuratore di banca Josef K., promettente e impeccabile impiegato, un mattino viene svegliato nella pensione in cui alloggia da due uscieri del tribunale venuti ad arrestarlo. L'accusa non viene mai dichiarata e d'altra parte i due uscieri non lo arrestano affatto, ma lo lasciano libero di recarsi al suo lavoro. Di lì a qualche giorno gli viene comunicato che l'udienza del suo processo è fissata per la domenica mattina ad un certo indirizzo. Josef K. vi si reca, sebbene un po' stupito della convocazione domenicale e dello strano posto in cui l'udienza deve aver luogo: un caseggiato popolare e sudicio, abitato da gente povera ed equivoca, in un quartiere infimo della cittá. L'udienza non avrá luogo, né mai il protagonista vedrá i suoi giudici se non in pretenziosi ritratti di dubbio gusto; ma in compenso nei locali delle cancellerie, posti nelle soffocanti soffitte di quel lurido caseggiato, tutti sanno del suo processo e ne parlano. Anche in ufficio il protagonista ha il sospetto che tutti sappiano del suo processo e ne approfittino per intralciare la sua brillante carriera.Alla prima convocazione non ne seguono altre, ma Josef K. torna di sua iniziativa nel luogo indicatogli trovandolo sempre più laido. Contemporaneamente si sviluppa in lui uno strano interesse per personaggi equivoci o strani, come una signorina sua vicina di camera nella pensione. Intanto un ricco zio di campagna, venuto anche lui a conoscenza del processo, lo conduce da un avvocato suo amico, vecchio e malato. Qui il protagonista, invece di occuparsi della sua causa, in cui per altro anche l'avvocato non pare orientarsi affatto, si lascia sedurre dalla cameriera, che sembra non avere altra funzione che far l'amore con l'avvocato e i suoi clienti. Un ricco industriale - anche i clienti della banca sono ormai al corrente del suo processo - lo indirizza dal pittore Titorelli, l'autore dei pomposi ritratti dei giudici, che potrebbe, essendo pittore ufficiale del tribunale, influire sull'esito del processo. Il protagonista va a trovarlo nel suo studio, in una soffitta di un ancor più laido caseggiato, dove viene ricevuto in un minuscolo e soffocante stanzino, in una torbida atmosfera di sudiciume e sensualitá - una frotta di ragazzine lacere tentano in continuazione di penetrarvi -, e uscendo da una porticina più o meno segreta si ritroverá proprio nelle cancellerie del fantomatico tribunale.Dopo un'ultima visita all'avvocato, fatta con l'intenzione di revocargli il mandato, il protagonista si ritrova nel duomo deserto della sua cittá, dove dovrebbe far da guida ad un ospite italiano della banca; l'ospite non viene all'appuntamento ma lui, unico visitatore del duomo, viene apostrofato da un prete dal pulpito. Josef K. risponde e il prete gli racconta la parabola di un uomo che attende per tutta la vita davanti alla porta aperta della Legge, il cui ingresso gli è vietato dal guardiano con le parole «non ora», che lasciano intravedere un consenso futuro. Quando l'uomo giunge alla fine della sua resistenza e della sua vita, il guardiano gli rivela che quella porta era aperta solo per lui, e la richiude. Da ultimo il protagonista viene prelevato all'alba nella sua camera da due signori vestiti impeccabilmente di nero, che lo conducono, con ogni riguardo, in una cava di pietre abbandonata e qui, con ogni riguardo, lo uccidono immergendogli un pugnale nel petto.

Come le altre opere di Kafka, anche Il processo è stato oggetto di un attento dibattito critico che si è sforzato soprattutto di individuare, nel fitto tessuto di richiami, simboli, agganci al mondo ebraico, una chiave interpretativa soddisfacente. Al di lá delle diverse posizioni emerse in questo sforzo esegetico (nel quale per lungo tempo Max Brod rappresentò l'unica autoritá indiscussa), Il processo deve ancor oggi la sua fama alla ricchezza e suggestione poetica e letteraria del testo e dello stile kafkiani.