La vita è sogno

Dramma a sfondo simbolico-filosofico, La vita è sogno costituisce lo svolgimento più esemplare di una tesi ricorrente nel teatro calderoniano: la libertá dell'uomo contro il destino tracciato dalle stelle. Ispirato a una leggenda orientale tramandata da Le mille e una notte e rielaborata dalla letteratura spagnola medievale, è ambientato in una Polonia remota e immaginaria ed ha come protagonisti il dotto re Basilio, esperto in astrologia, e suo figlio, il principe Sigismondo. Frutto di un parto funesto, che ha dato la morte alla madre Clorilene ed è stato segnato da luttuosi presagi, Sigismondo viene rinchiuso in una torre per ordine del padre, convinto in tal modo di preservarsi da un oroscopo sfavorevole che vede, nella nascita del principe, una minaccia per il suo stesso regno. Un giorno però Basilio comunica ai suoi sudditi, fra cui i nipoti Astolfo e Estrella, aspiranti al trono, di voler mettere alla prova Sigismondo: così, dopo averlo fatto addormentare dal tutore Clotaldo, ordina di trasportarlo a palazzo. Il principe, che la lunga cattivitá, interrotta soltanto dagli insegnamenti di Clotaldo, ha reso selvaggio e agguerrito, si sveglia improvvisamente circondato dal lusso e investito dei suoi legittimi poteri: ma la sua prima reazione, violenta e aggressiva, conferma i timori e le previsioni del padre, costretto a rinchiuderlo nuovamente nella torre-prigione. Convinto di avere sognato la breve parentesi cortigiana, Sigismondo riacquista il suo stato di prigioniero: ma un gruppo di sudditi, contrari alla successione di Astolfo, si ribella contro Basilio e, accorso ai piedi della torre, lo acclama suo principe e condottiero. Ormai disilluso e cosciente del fatto che «tutta la vita è sogno ed i sogni sono sogni», Sigismondo accetta la nuova occasione di libertá che gli si offre, deciso, questa volta, a contrapporre alla labilitá dell'esistenza la realtá delle giuste azioni e la forza del libero arbitrio. Le ultime scene del dramma vedono avverarsi l'oroscopo temuto da Basilio il quale, sbaragliato assieme alle schiere di Astolfo dai ribelli di Sigismondo, si prostra ai suoi piedi, pentito di aver voluto arginare il corso di quelle stelle che ora, coadiuvate dall'acquisita consapevolezza del figlio, trionfano. Ormai perfetto principe cristiano, temprato dal desengaño e alieno da ogni superbia, Sigismondo non solo perdona il padre, ma anche si sottomette umilmente alla sua autoritá. Quindi, ricevuti i supremi poteri, condanna i soldati ribelli che lo avevano liberato e, scelta come sposa la cugina Estrella, si accinge a governare.Questa trama portante, costruita sulla dialettica fra padre e figlio, proiezione a sua volta di quella fra istinto e ragione, natura e civiltá, si intreccia con una storia d'onore e passione interpretata da Rosaura che, figlia illegittima di Clotaldo, giunge in Polonia travestita da uomo per vendicare la madre. Sbalzata dal suo cavallo e scortata dal fedele servitore Clarín, Rosaura irrompe, all'inizio del dramma, sullo scenario impervio e selvaggio che circonda la torre-prigione, guidata dai lamenti e dalle tristi considerazioni del suo abitante (celebre è il lungo monologo mediante cui Sigismondo inveisce contro il destino, reo di avergli tolto la libertá concessa a tutti gli altri esseri viventi). Specchio sia degli istinti repressi del principe, sia della sua progressiva presa di coscienza, Rosaura ritroverá Sigismondo alla corte dove, vestita da dama per meglio perseguire i suoi propositi, suscita le attenzioni di Astolfo e le gelosie di Estrella. Infine Rosaura, che nel frattempo Clotaldo riconosce, riappare in abiti maschili verso la fine del dramma, decisa a portare aiuto a Sigismondo in lotta contro le truppe reali: cessati i clamori della guerra, che la priva del fedele Clarín, andrá sposa ad Astolfo per la stessa ragione di stato che, trascurando ogni istinto e inclinazione naturale, aveva accoppiato Sigismondo con Estrella.

Il successo riscosso da La vita è sogno fin dal secolo XVII è indicato dalle numerose rappresentazioni che se ne fecero sia in Spagna sia in Italia (in particolare a Napoli dove fu presentata dalla compagnia di Lope de Figueroa e poi replicata da comici italiani). Giá tradotto nei secoli XVII e XVIII (la traduzione di G. Andrea Cicognini, una fra le prime, risale al 1664), ebbe numerose versioni in più lingue nell'Ottocento, in seguito alla rivalutazione calderoniana operata dai romantici tedeschi: ricordiamo quelle del tedesco J.D. Gries (1815), del viennese F. Grillparzer (1816), dei francesi M. Damas Hinard e A. de Latour (1841, 1871), dell'italiano P. Monti (1840), degli inglesi R. Chenevix Trench e D.F. MacCarthy (1865, 1873), del russo S. Kostarev (1861). Sempre nell'Ottocento fu largamente rappresentata in tutta Europa: celebre fu l'interpretazione dell'italiano Ernesto Rossi che suscitò aspre critiche da parte del Carducci, polemico contro la preferenza accordata dai tedeschi al cattolico Calderón. Nel Novecento sono da ricordare gli allestimenti teatrali firmati dai francesi Charles Dullin (1921, 1945) e Roger Planchon (1952) e dai tedeschi Peter Lühr (1950) e Harold Bensch (1957).La fortuna del dramma è testimoniata inoltre dai numerosi adattamenti musicali e letterari che ispirò, fra cui quelli dei francesi Le Metel de Boisrobert e L. de Bossy che lo convertirono rispettivamente in romanzo (1657) e tragicommedia (1732). La più recente refusione dell'opera è quella proposta dalla -> Torre di H. von Hofmannsthal (1928), dramma moderno del potere in cui si riflette la crisi europea degli anni trenta.