Le Metamorfosi (Ovidio)

Ovidio, rielaborando una materia enorme e complessa proveniente da varie fonti latine e greche, da poeti e da filosofi, struttura organicamente in un poema di 15 libri circa 250 leggende del mondo antico. Il titolo si giustifica in quanto queste leggende sono legate dal motivo comune della trasformazione di esseri umani o mitici in una realtá inferiore: animali, piante, sassi, fonti, astri. Vari sono i nessi che collegano queste vicende: a volte la stessa famiglia e lo stesso luogo; a volte una somiglianza di contenuto (e i motivi nascono come per gemmazione); talvolta si inseriscono incidentalmente nella cornice della leggenda principale, il poeta coglie, con arte plastica evidente, il mutate delle forme, il nascere di altre con un gusto per il particolare, con l'osservazione minuta, anche psicologica.La prima di queste trasformazioni è quella del Caos primitivo nel Cosmo: nel mondo così preparato appaiono gli uomini. Il poeta descrive poi le quattro etá del mondo - oro, argento, bronzo, fer-ro - concepite come un progressivo decadimento. Uomini ancora peggiori nascono però dal sangue dei giganti uccisi da Giove; questi punisce l'umanitá con un diluvio cui scampano solamente Deucalione e Pirra, che ottengono di ripopolare il mondo: gettano dietro le loro spalle pietre che miracolosamente si cambiano in esseri umani. Poi il trapasso all'argomento amoroso: Dafne che fugge Apollo viene mutata in lauro; Giove per timore di Giunone muta l'amata Io in giovenca.Gran parte del Libro II è occupata dall'episodio di Fetonte, fulminato da Giove perché non seppe guidare il carro del Sole. La descrizione della reggia del Sole introduce un altro grande tema, quello del fiabesco, del magico. Il Libro procede con altre trasformazioni. Tra queste quella della bellissima Callisto amata da Giove e trasformata da Giunone in orsa. Chiude il Libro la famosissima narrazione del ratto di Europa. Ovidio, indugiando con cura plastica sui particolari, presenta Giove mutatosi in toro che porta via la fanciulla che incautamente gli si era seduta sul dorso.Il III e il IV Libro ruotano intorno a miti e leggende collegate con Bacco e la cittá di Tebe. Bacco punisce Cadmo che si oppone alla introduzione del suo culto nella cittá. L'episodio più famoso del III Libro è però quello che riguarda il bellissimo Narciso che respinge giovani e fanciulle che lo desiderano; tra queste c'è la ninfa Eco che resta impietrita dal dolore. Però anche Narciso avrá il triste destino di amare perdutamente e di perire in modo paradossale in seguito a questa passione. Episodio pieno di fascino e particolarmente suggestivo.Il Libro IV presenta tre fanciulle, le figlie di Minia che, anziché seguire le feste di Bacco, stanno in casa a tessere la lana: durante il lavoro si raccontano favole (famosissima quella di Piramo e Tiabe e quella dell'amore di Salmacis per Ermafrodito). Il dio le punisce trasformandole in pipistrelli, il Libro si chiude con le imprese di Perseo che vince la Medusa e salva Andromeda.Il Libro V, dopo avere ancora indugiato su alcune vicende relative a Perseo, presenta Minerva, dea che ha sempre protetto Perseo, che, recatasi sull'Elicona, sente voci che salutano da alti alberi. Sono le nove sorelle Pieridi cambiate in gazze perché osarono sfidare le Muse nel canto. Vengono esposte le favole narrate dalle une e dalle altre. Particolarmente interessante è il rapimento di Proserpina e la metamorfosi di Aretusa in fonte.Altre sfide a divinitá che si concludono con le relative punizioni forniscono la materia del Libro VI. Tre sono le trasformazioni più rilevanti: Araene sfida Minerva nel ricamo ed è mutata in ragno. Niobe offende Latona vantando la bellezza e il numero dei propri figli; Apollo e Diana, su richiesta della dea, li uccidono tutti. Marsia vuole sfidare Apollo a suonare il flauto ma è vinto e scorticato.Dominano il Libro VII la figura di Medea, vista come maga, che usa incantesimi ora in bene ora in male e l'ateniese Cefalo che narra la peste di Egina e i tristi fatti capitati a lui e alla moglie Procri.Dalla figura di Teseo, invece, prende le mosse e si sviluppa il Libro VIII. Episodi più significativi: l'uccisione del Minotauro, il volo infelice di Icaro fuori dal labirinto, la vicenda di Filemone e Bauci.Tre racconti spiccano nel Libro IX: le imprese di Ercole, la storia di Biblide che si innamora del fratello Cauno - Ovidio eccelle nel narrare tragedie di questo genere - e la storia relativa a Ifi e Iante.Nel X Libro è narrata l'impresa sfortunata di Orfeo che scende agli inferi per riprendersi Euridice. Il poeta si consola dell'esito infelice cantando altre storie di amori sfortunati come quelli di Mirra e di Adone.L'episodio più noto del Libro XI è quello relativo al re Mida e alle sue disavventure - qui appare un altro registro dell'arte ovidiana, quello del comico -. Vicende di rilievo sono pure quelle relative a Peleo e Teti, ad Alcione e Ceice. Muore egli in mare mentre si reca a consultare l'oracolo di Apollo: la moglie, Alcione, si butta in mare per morire anch'essa. Per volontá degli dè i i due vengono tramutati in alcioni.Alle vicende della guerra troiana si ispira il Libro XII. Vengono descritti vari episodi dall'inizio della spedizione fino alla contesa per le armi di Achille. Ovidio si sofferma con maggiore cura sulla lotta dei Lapiti con i Centauri.Fatti seguenti sono materia del XIII Libro. Presenta la controversia tra Aiace e Ulisse. Aiace, ritenendosi ingiustamente vinto, si uccide; la terra, rossa del suo sangue, genera un giacinto. Ecuba, dopo essersi vendicata di Polimestore, che le aveva ucciso il figlio Polidoro, è mutata in cagna.Le peregrinazioni di Enea attraverso il Lazio, descritte sulla falsariga dell'Eneide, costituiscono il seguito del Libro e occupano il Libro seguente. Spicca il racconto della ninfa Galatea. Ella amava Aci che poi gli dè i trasformarono in fiume per sottrarlo all'ira di Polifemo che si era innamorato della Ninfa. E noto l'episodio di Glauco trasformatosi in divinitá marina dopo aver mangiato un'erba miracolosa. Ancora degna di nota la storia di Pico, cambiato da Circe in uccello e quella di Anassarete: con i propri rifiuti condusse Ifi al suicidio. Il sasso che aveva nel rigido petto le invade del tutto le membra e diventa sasso. Nell'ultimo Libro Pitagora tiene a Numa un lungo discorso sulla dottrina delle trasformazioni. Si direbbe che Ovidio quasi miri a porre una base filosofica a tutto il suo mondo fantastico e favoloso. La trasformazione di Cesare in stella e le lodi di Augusto chiudono l'opera.