Satyricon

Il Satyricon non ha nulla a che vedere con la satira moralistica; esso ha la forma di una satira menippea, componimento misto di prosa e di versi, di argomento vario e scherzoso. E non è neppure un componimento satirico nel senso greco, scabroso, del termine: la grafia Satyricon, alla greca, è dovuta ad un'arbitraria derivazione del termine satura dai Satiri (Satyroi), giustificata in questo caso anche dal contenuto erotico dell'opera petroniana. Nella sostanza, però, il Satyricon è un romanzo, per la precisione una parodia del romanzo greco erotico-avventuroso, genere popolare.Non sappiamo quanti libri comprendesse: certo almeno 16. Noi possediamo solo i libri XV e XVI, in condizioni frammentarie. Petronio riprende con la debita ironia la trama fissa del romanzo d'amore greco: protagonista è una coppia di omosessuali, lo studente Encolpio, esteta e bohémien, ed il suo amante Gìtone, bellissimo adolescente candidamente amorale. Una parte, perduta, dell'opera era ambientata a Marsiglia; la parte in nostro possesso è ambientata dapprima in un'ignota cittá della Magna Grecia (Napoli o Pozzuoli?), e poi a Crotone. Ad Encolpio e Gìtone si è unito Ascilto, avventuriero di pochi scrupoli, e i tre conducono una vita scapestrata per i bassifondi della cittá, campando di espedienti. La parte pervenutaci inizia nel bel mezzo di una declamazione retorica, da cui Ascilto se la svigna, inseguito da Encolpio, che lo ritrova alla locanda dove essi alloggiano. I tre amici sbarcano il lunario rubacchiando. Ad un certo punto finiscono nelle grinfie di Quartilla, sacerdotessa di Priapo, di cui hanno violato i misteri, e vengono sottoposti ad ogni sorta di orgiastiche sevizie; liberatisi, vengono invitati al banchetto di Trimalcione. Questo episodio occupa quasi la metá dei libri superstiti. è costui una grottesca figura di nuovo ricco, un parvenu ex schiavo, che a torto o a ragione si è voluto identificare con Nerone. La cena di Trimalcione è il trionfo del cattivo gusto, con la sua ostentazione di lusso volgare, con l'ignoranza pretenziosa dei commensali, con il succedersi interminabile di portate una più stravagante dell'altra: Encolpio ne è nauseato e scappa alla prima occasione. Poco dopo litiga con Ascilto a causa di Gìtone, e con sua grande sorpresa questi lo pianta in asso per andarsene con Ascilto. Encolpio, rimasto solo, incontra Eumolpo, vecchietto logorroico e maniaco di poesia; poco dopo ritrova Gìtone e lo riprende con sé. Ma Ascilto li perseguita, e per sfuggirgli essi s'imbarcano su una nave con Eumolpo. Disgraziatamente sulla nave vi sono persone che li hanno in odio, e che, benché travestiti, li riconoscono; scoppia un pandemonio. Ad un tratto una tempesta affonda la nave: i tre amici approdano a Crotone. Qui escogitano un ben riuscito raggiro per scroccare pranzi agli ingenui abitanti del luogo. Encolpio, divenuto l'amante della ricca Circe, è condannato all'impotenza dal dio Priapo, e guarisce solo dopo molto patire. Intanto il raggiro viene scoperto. Qui s'interrompe il frammento.