Se questo è un uomo

L'opera, scritta - come precisa l'autore nella presentazione - allo scopo non «di formulare nuovi capi d'accusa», ma per «fornire documenti per uno studio pacato di alcuni aspetti dell'animo umano», e soprattutto per soddisfare l'impulso e il bisogno «di raccontare "agli altri'', di fare "gli altri'' partecipi», è la narrazione-testimonianza di uno dei pochi ebrei sopravvissuti all'esperienza del lager, in uno stile sempre equilibrato, asciutto, senza concessioni retoriche e accentuazioni romanzesche. Ma in quanto «scrittura» di un'esigenza di «liberazione interiore», il libro ha un aspetto frammentario e gli episodi si presentano, al di lá dell'ordine cronologico, nella successione filtrata dal ricordo.Con la cattura avvenuta ad opera della Milizia fascista il 13 dicembre 1943 e la successiva deportazione («viaggio versa il nulla, viaggio all'ingiù, versa il fondo») nel campo di Buna-Monowitz, presso Auschwitz, durata fino al gennaio del '45, l'autore inizia il racconto della sua prigionia, dell'atroce rituale all'ingresso del lager (denudamento, rasatura, tosatura, doccia, vestizione), della sua riduzione a numero («il mio nome è 174517») perché «solo "mostrando il numero'' si riceve il pane e la zuppa», dell'internamento in una baracca, mentre al suono di Rosamunda e di varie marce i prigionieri («fantocci rigidi fatti solo di ossa») ritornano «in parata» dai campi di lavoro. La vita ha qui un ritmo obbligato: «uscire e rientrare: lavorare, dormire e mangiare; ammalarsi, guarire o morire». In questo vivere «sul fondo», dove «la sofferenza del giorno composta di fame, percosse, freddo, fatica, paura e promiscuitá, si volge di notte in incubi informi di inaudita violenza» risaltano, colti plasticamente nella loro essenzialitá, le figure dei compagni di sventura: l'ebreo polacco Ich Schlome l'austro-ungarico Steinlauf con la sua filosofia della sopravvivenza («una facoltá ci è rimasta, e dobbiamo difenderla con ogni vigore perché è l'ultima: la facoltá di negare il nostro consenso»); il giovanissimo Null Achtzehn, cioè Zero Diciotto, diventato ormai un «involucro», incapace di ogni reazione; l'ebreo polacco Schmulek, suo vicino di letto in infermeria, considerato inguaribile e quindi selezionato per la strage; il giovane Alberto, il suo miglior amico, studente universitario dotato di intelligenza e di istinto; il polacco Resnyk, suo compagno di letto e di lavoro; lo «scaltro» e «robusto» studente alsaziano Jean, fattorino-scritturale del Kommando; l'operaio Lorenzo, che gli dona una sua maglia e per sei mesi gli porta un pezzo di pane, simbolo di «un'umanitá pura e incontaminata» che l'aiuta a sopravvivere; Arthur e Charles, due francesi conosciuti durante l'ultimo ricovero in infermeria, con cui l'autore divide le estreme ore della prigionia e le gioie della liberazione.E si susseguono, in una scansione tragicamente nitida e precisa, le immagini dell'atroce sofferenza: lo scambio delle bacinelle tra i dissenterici allo scopo di guadagnare qualche giorno di infermeria e vincere così i rigori dell'inverno; il rancio in piedi; la Borsa, il mercato dei «disperati della fame», dove si fa baratto di tutto per poter avere in cambio del cibo in nome della sopravvivenza.Accanto ai «sommersi» ci sono i «salvati», e quattro sono le storie emblematiche, che l'autore ci presenta, di coloro che sono riusciti a raggiungere la salvezza: da Schepschel, che si è ridotto a vivere di espedienti spiccioli e saltuari, di furti, di delazioni; ad Alfred, un tempo ingegnere ed industriale, diventato «prominente», cioè funzionario del campo, grazie alla sua «rigida disciplina interiore, senza pietá per sé, né, a maggior ragione, per i compagni che gli traversassero il cammino»; da Elias Lindzin, un nano muscoloso e forzuto dalla cui persona «emana un senso di vigore bestiale, capace di fare mille lavori, di rubare ad arte, quasi un esemplare umano idoneo al modo di vivere» del Lager; ad Henri, giovane intelligentissimo e poliglotta, abile a studiare le circostanze e ad applicare i tre metodi per sopravvivere: l'organizzazione, la pietá e il furto. Si snodano, poi, attraverso la memoria gli ultimi episodi significativi della prigionia dello scrittore: l'esame di chimica per diventare specialista e ottenere così la salvezza, le tragiche selezioni periodiche per la camera a gas, l'attesa dei russi durante l'inverno del '44, il bombardamento del campo mentre, malato di scarlattina, l'autore si trova degente in infermeria, l'abbandono della zona da parte delle SS in fuga, la morte atroce del compagno Sómogyi, tragico preludio all'arrivo dei russi liberatori.