Eneide

Il poema, diviso in 12 libri, fu composto a partire dal 29 a.C. ca. e rimase incompiuto alla morte dell'autore. Virgilio ne avrebbe voluta la distruzione, ma, per volontá dell'imperatore Augusto, il testo fu salvato e pubblicato senza sostanziali modifiche. I singoli libri furono composti separatamente l'uno dall'altro e secondo un ordine che non corrisponde a quello finale. La struttura dell'Eneide è assai chiara e simmetrica: a una prima parte (costituita dai primi 6 libri), in cui sono narrate le peregrinazioni di Enea, si contrappone puntualmente una seconda parte (comprendente gli altri 6 libri) dedicata alla guerra fra latini e troiani. All'interno di questa grande bipartizione, l'azione si sviluppa abbastanza lineare, procedendo senza divagazioni verso la grande scena finale.Nel I libro, Enea, scampato alla distruzione di Troia, viene spinto da una tempesta scatenata da Giunone, che gli è avversa, sul litorale africano. Qui è accolto da Didone, regina di Cartagine, che offre un banchetto in suo onore e lo prega di narrare le sue avventure. Cupido, sotto le spoglie di Ascanio, infiamma d'amore per il suo ospite la regina. Nel libro II, l'eroe racconta la fine di Troia. I greci fingono di ritirarsi e si nascondono a Tenedo, lasciando sulla spiaggia un enorme cavallo di legno, che un greco, Sinone, fingendosi disertore, afferma essere un dono votivo a Minerva: esso, se portato entro le mura, assicurerá ai troiani la vittoria sui loro nemici. I pareri sono discordi e Laoccoonte cerca di opporsi all'introduzione del cavallo, ma viene strozzato insieme con i figlioletti da due serpenti provenienti da Tenedo. In seguito a questo prodigio, viene tralasciata ogni precauzione e vengono abbattute le mura per far passare la gigantesca statua, che è posta nel centro della cittá. Essa è cava e piena di guerrieri, che, venuta la notte, ne fuoriescono, aprono le porte e si ricongiungono con i loro compagni ritornati da Tenedo. Ha inizio la strage: Priamo è ucciso, Troia incendiata. Dopo una vana resistenza, Enea si pone in salvo con il padre Anchise, il figlio Ascanio e pochi compagni, salpando alla ricerca di una nuova patria. Nel libro III, egli narra le sue peregrinazioni. Giunge dapprima in Tracia e vi fonda una cittá, ma un orribile prodigio lo obbliga a ripartire: infatti, mentre cerca di spezzare i rami di un arbusto, ne vede stillare sangue e ne sente uscire una voce che gli rivela essere quello Polidoro, figlio di Priamo, ucciso dal re del paese, suo ospite, e trasformato in pianta. Sbarcato a Delo, Enea consulta l'oracolo, che gli ingiunge di cercare l'antica madre. Credendo che l'ordine divino alluda a Creta, si dirige allora verso quest'isola, ma ne è cacciato da una pestilenza. Un sogno gli rivela che la terra del destino è l'Esperia, ed egli fa rotta verso nord, giungendo alle Strofadi, dove si scontra con le Arpie. Prosegue poi la navigazione e arriva a Butroto, in Epiro, incontrandovi Andromaca, la quale, insieme con Eleno, ha fondato una cittá che è una copia fedele della distrutta Troia. Ripreso il viaggio, giunge in Sicilia, tocca la terra dei Ciclopi, dove vede Polifemo, e approda poi a Drepano, dove Anchise muore. Partito di lì la tempesta lo trascina a Cartagine. Il libro IV narra l'infelice amore di Didone per Enea. Venere, madre dell'eroe, e Giunone, la dea che gli è contraria, si accordano per far sposare la regina e l'esule troiano e, durante una partita di caccia, fra i tuoni e i lampi di una tempesta, l'unione si compie. La fama si sparge e Iarba, re dei getuli, che ha più volte e inutilmente chiesto la mano di Didone, invoca Giove, suo padre, affinché punisca Enea. Questi invia Mercurio a ordinare l'immediata partenza dei troiani ed essi iniziano di nascosto i preparativi. La regina però se ne avvede, prega il suo sposo di rimanere, lo accusa di infedeltá e di ingratitudine, e infine, vedendo giá in alto mare le sue navi, disperata, si uccide. Nel libro V, Enea, costretto dall'infuriare di una tempesta, sbarca nuovamente a Drepano, dove celebra dei giochi in onore del padre morto. Durante lo svolgimento delle gare, Iri, inviata da Giunone, incita le donne troiane a bruciare la flotta, ma una violenta pioggia, mandata da Giove, spegne l'incendio. Lasciando in Sicilia vecchi, donne e fanciulli, l'eroe prosegue la navigazione. Durante la traversata il Sonno addormenta e precipita in acqua Palinuro, il timoniere della nave ammiraglia. Nel libro VI, Enea, sbarcato a Cuma, consulta la Sibilla e, insieme con essa, si accinge a scendere negli Inferi per incontrarvi Anchise. Arrivato all'Acheronte, vi incontra, fra quelli che attendono di essere traghettati, Palinuro, che implora da lui la sepoltura. Passato il fiume sulla barca di Caronte, attraversa varie regioni infernali e riconosce, fra le ombre che le popolano, Didone e Deifobo. Giunge poi ai Campi Elisi e vi trova suo padre: questi gli mostra le anime dei futuri grandi romani, che attendono di salire sulla terra (fra loro vi sono Cesare, Augusto e il nipote di quest'ultimo, Marcello). Tornato alla flotta, riprende la navigazione fino a Gaeta. Nel libro VII, Enea raggiunge finalmente la foce del Tevere e invia a Latino, re del Lazio, un'ambasceria per chiedergli il permesso di fondare una cittá nel suo territorio. Latino, ammonito da alcuni presagi, accoglie favorevolmente i troiani e promette in sposa all'eroe sua figlia, Lavinia. Giunone, in gran collera, invia la Furia Alerto a suscitare discordia fra latini e troiani. Essa fa nascere nel cuore di Amata, la moglie del re, una violenta avversione per Enea e risveglia verso di lui la gelosia di Turno, re dei rutuli, pretendente di Lavinia. Un piccolo incidente provoca la guerra, che Latino tenta invano di impedire. Nel libro VIII, Enea, per consiglio del dio Tiberino apparsogli in sogno, va a chiedere aiuto a Evandro, re di Pallanteo, che gli concede 400 cavalieri, comandati da suo figlio Pallante. Venere ottiene che Vulcano fabbrichi un'armatura per Enea e il dio scolpisce nello scudo scene della futura storia di Roma. Il libro IX descrive l'inizio delle ostilitá. Turno attacca il campo del suo avversario e brucia le navi, che vengono trasformate in ninfe da Cibele. I comandanti troiani decidono di far richiamare Enea e inviano a cercarlo Eurialo e Niso, due giovani offertisi volontari. Essi, attraversando il campo nemico, si attardano a compiere una grande strage e all'alba vengono sorpresi da un gruppo di cavalieri guidati da Volcente. Datisi alla fuga, Eurialo è circondato, mentre Niso riesce a nascondersi nella foresta; vedendo però l'amico in pericolo, egli torna indietro, uccide Volcente e cade sopra il cadavere del suo compagno. I rutuli tornano all'assalto e Turno riesce a penetrare nel campo troiano, seminandovi distruzione; alla fine, però, incalzato da ogni parte, si ritira verso il Tevere e si salva a nuoto. Il libro X si apre con un concilio degli dè i in cui Giove impone a tutte le divinitá di essere neutrali e di lasciare che il fato si compia. Nel campo, frattanto, la lotta ferve e diventa anche più cruenta con il ritorno di Enea, che ha concluso un patto con il re degli etruschi, Tarconte. Pallante vi si distingue, ma, affrontato da Turno, ne è ucciso. Enea, addolorato, mena strage fra i rutuli, cercando Turno, che gli è sottratto da Giunone. Mesenzio interviene a risollevare le sorti dei latini, ma è ferito dall'eroe troiano. Gli viene in soccorso il figlio Lauso, che, però, è ucciso da Enea; allora Mesenzio, disperato, lo affronta a sua volta, cadendo sotto i suoi colpi. Nel libro XI, il corpo di Pallante viene restituito al padre Evandro e i latini chiedono e ottengono una tregua per seppellire i morti. Tengono poi a Laurento un'assemblea, in cui Drancete propone la pace e Turno caldeggia, inflessibile, la guerra. Il consiglio viene interrotto da un attacco dei cavalieri troiani. Turno, allora, ordina una sortita della cavalleria comandata da Messapo e dalla vergine Camilla, regina dei volsci, mentre egli con i fanti prepara un'imboscata alla fanteria di Enea, che si sta avvicinando. Camilla compie prodigi di valore, ma è abbattuta da una freccia. La sua morte causa lo scompiglio nelle file dei rutuli e dei volsci: Turno deve perciò abbandonare le posizioni in cui era appostato e correre al soccorso. Enea trova così libero il passo e giunge con il grosso dell'esercito sotto Laurento. Nel libro XII, Turno decide di battersi in duello con Enea, ma la ninfa Giuturna, sua sorella, incita i latini a riprendere le ostilitá. La battaglia infuria nuovamente e una freccia ferisce Enea. Guarito per l'intervento di Venere, egli si pone alla ricerca del suo avversario, che Giuturna, sotto le spoglie dell'auriga Metisco, trascina lontano da lui. Enea decide allora di attaccare la cittá. Vedendo i nemici sulle mura, la regina Amata si impicca e tutta Laurento è in preda al panico. Turno, accortosi dell'inganno tesogli da Giuturna, torna, affronta Enea e ne viene ferito. L'eroe troiano, pietoso, sta per concedergli la vita, quando gli vede indosso il balteo che il guerriero rutulo aveva tolto al cadavere di Pallante. Allora, pieno di rancore, lo uccide.