Don Giovanni

Il tema è fondamentalmente lo stesso trattato da Tirso de Molina nel -> Seduttore di Siviglia, ripreso in vari canovacci della Commedia dell'arte e, in Francia, da Dorimond (1658) e da Villiers (1660). Moliè re lo interpreta tuttavia in modo personale, sia apportando alcune modifiche all'intreccio, sia accentuando in modo diverso le varie tematiche.Don Giovanni, accompagnato come lo sará per tutta la commedia dal suo servo Sganarello - sorta di alter ego, che ora si oppone al padrone, ora si modella su di lui -, viene raggiunto da Donna Elvira, che ha sposato e abbandonato, e che ora respinge, adducendo motivi menzogneri ed ipocriti. Nell'inseguire per mare una giovane di cui si è incapricciato, fa naufragio e viene salvato dal contadino Pierrot, di cui seduce la fidanzata Charlotte, nonché l'amica di questa, Mathurine. Qui finiscono le avventure amorose di Don Giovanni, che è costretto a fuggire a causa del sopraggiungere dei fratelli di Elvira, che lo cercano per vendicarsi. D'ora in poi, l'accento viene posto da Moliè re sempre più sul libertinaggio intellettuale di Don Giovanni, di cui viene fornita una connotazione almeno in parte positiva (ricordiamo in particolare la scena III, 2, in cui Don Giovanni cerca d'indurre un povero a bestemmiare in cambio dell'elemosina ma, non riuscendoci, gliela fa ugualmente «per amore dell'umanitá», scena censurata fin dalla seconda rappresentazione), e anche sul suo coraggio cavalleresco (Don Giovanni salva il fratello di Elvira da un assalto di briganti). Quindi avviene il primo incontro con la statua del Commendatore, che in questa versione non è che una imprecisata vittima di Don Giovanni, senza alcun legame di parentela con donne da lui sedotte. Don Giovanni invita a cena la statua. A questo punto, Moliè re incomincia a rendere il suo protagonista sempre più odioso: imbroglia volgarmente un mercante, maltratta il proprio padre, ha un ultimo incontro con Elvira e ne respinge l'invito a pentirsi. Riceve quindi la visita del Commendatore, che lo invita a sua volta per l'indomani. L'estrema abbiezione del Don Giovanni di Moliè re si colloca a questo punto, e consiste nell'ipocrisia in materia di fede di cui questi fa mostra davanti al padre prima e a Don Carlo poi, e che teorizza con Sganarello. A questo punto compare uno spettro a sollecitare per l'ultima volta il pentimento di Don Giovanni e, al suo ennesimo rifiuto, la statua del Commendatore lo trascina all'inferno. Sganarello rimane solo, a rimpiangere i suoi salari arretrati e ormai perduti.