Amleto

La fonte è probabilmente un dramma perduto (il cosiddetto Ur-Hamlet) rappresentato prima del 1590, insieme con le Histoires Tragiques del Belleforest, che riprendevano le Gesta Danorum di Saxo Grammaticus. A Shakespeare però sembra dovuta l'introduzione del fantasma del padre di Amleto, l'incertezza di azione del principe, i suoi problemi di coscienza. Sostanzialmente, comunque, la situazione di Amleto è quella tipica delle tragedie di vendetta: il giovane principe apprende dal fantasma paterno che il genitore è stato ucciso dallo zio Claudio, divenuto poi marito della vedova, Gertrude. Spetta al figlio dell'ucciso farne vendetta. Amleto a ciò dedica tutte le sue energie, rompendo anzitutto ogni legame affettivo, anche quello con Ofelia, la figlia del consigliere di corte Polonio, da lui amata. Vuole poi accertare la colpa di Claudio facendo rappresentare dinanzi a lui un dramma che evoca le circostanze dell'assassinio da lui commesso. La prova ha esito positivo, ma Amleto non sa risolversi a colpire Claudio che si è ritirato a pregare: si reca dalla madre per indurla a rompere i rapporti con il marito assassino, ma qua si avvede che qualcuno lo spia dietro una tenda, si avventa contro l'intruso che crede Claudio, e uccide invece lo sciocco e pavido Polonio. In seguito a ciò deve lasciare il Paese sotto scorta di due falsi amici che dovrebbero condurlo presso un sovrano amico di Claudio con ordine di sopprimerlo. La nave che trasporta Amleto è intercettata dai pirati, che lo prendono a bordo e gli restituiscono la libertá. Al suo ritorno scopre che Ofelia è impazzita ed è annegata. Il fratello di lei, Laerte, per vendicare la sua morte e quella di Polonio, complotta con Claudio per uccidere Amleto, sfidandolo a un incontro di scherma in cui userá una spada truccata e avvelenata. Durante il combattimento Amleto si avvede dell'inganno e, dopo essere stato ferito, ferisce a sua volta Laerte, e uccide Claudio. La madre di Amleto ha intanto bevuto inconsapevolmente una coppa di veleno destinata al figlio. Dopo la strage giunge a raccogliere la successione e a ristabilire l'ordine il principe di Norvegia Fortinbras. Le discrepanze esistenti fra le varie edizioni dell'Amleto (il «cattivo» in-quarto del 1603, quello autorizzato del 1604 e l'in-folio) creano gravi problemi testuali, proprio in un testo in cui tutto sembra altamente significativo; d'altra parte lo stile di Shakespeare è qui estremamente pregnante e allusivo, sì che ogni parola acquista un suo peso e una nuova pluralitá di significati nel contesto. Nonostante l'eccezionale lunghezza del testo (3762 fra righe e versi), nessuna parola appare di troppo, ciascuna contribuisce a illuminare e approfondire quei problemi dell'animo che sono la sostanza vera dell'opera. Proprio questo approfondimento, portato oltre ogni limite suggerito dai canoni dell'espressione artistica, ha fatto sì che della tragedia venissero e vengano fornite sempre nuove interpretazioni, spesso fra loro contrastanti, ma ciascuna in certa misura valida: sta di fatto che Amleto possiede l'infinita varietá propria dell'animo umano, e non sará mai possibile ridurlo a una rigida unitá.