Orlando furioso

L'opera, che attinge liberamente a fonti classiche, medioevali, orientali perfettamente armonizzate, è un inesauribile tesoro di episodi, che si intrecciano con abilissima tecnica ad incastro l'un con l'altro, senza sosta né stanchezza. I critici hanno rilevato tre filoni principali: quello dell'amore di Orlando per Angelica, che si conclude con la pazzia, quello dell'amore tra Ruggero e Bradamante, che si conclude con le nozze cui l'elemento cortigiano di averli fatti progenitori della casa d'Este non toglie sapore e freschezza, e quello che sta sullo sfondo, tratto dall'epica medioevale, e serve come punto di attrazione per i cavalieri e per le dame sempre in moto per il mondo, della guerra tra i paladini cristiani di Carlo Magno e i cavalieri maomettani di Agramante, che all'inizio è disastrosa per i cristiani, ma si concluderà con la loro vittoria. Molti degli episodi sono solo marginalmente riconducibili a questi motivi ed i loro personaggi hanno avventure proprie; altri episodi hanno il carattere di novelle inserite nel testo.Accanto ai cavalieri e alle dame, o timide donzelle o invitte guerriere, hanno larga parte nell'opera maghi e maghe, cavalli, spade e oggetti dotati di poteri soprannaturali, i quali passano continuamente, per conquista o per casi fortunati, dall'una all'altra mano, dando luogo a innumerevoli liti per la loro rivendicazione. Pochi cavalieri sono felloni e pagheranno il fio della loro fellonia, perché la lealtà, la forza e il coraggio sono, insieme all'amore, le doti maschili di questo mondo fantastico; una maggiore varietà è nelle donne, in cui sono presenti le più nobili virtù e i più abominevoli difetti; il sentimento prevalente in loro è l'amore, rappresentato nelle più svariate forme, da quello coniugale casto e fedele anche fino alla morte, al puro capriccio, alla lascivia più sfrenata.Il poema comincia dal punto in cui è stato interrotto l'Orlando innamorato : Orlando e Rinaldo, i due cugini paladini, sono entrambi innamorati di Angelica, la principessa del favoloso Catai, la bellissima e inafferrabile; dato che i saraceni sono alle porte di Parigi, il re Carlo, che ha bisogno del braccio dei due più forti suoi paladini, affida Angelica al vecchio duca Namo, promettendola a quello dei due cugini che meglio si comporterà in battaglia; ma i cristiani sono in rotta, Angelica, che non vuol saperne di Orlando e odia e teme Rinaldo, per aver bevuto alla magica fontana del disamore, fugge; da allora sarà sempre in fuga, ora scegliendosi per breve tempo un cavaliere per difensore, ora sola, quando sarà tornata in possesso di un magico anello che, posto in bocca, rende invisibili e, al dito, impedisce ogni incanto. Partiti i due cugini alla sua ricerca, l'Ariosto segue prima le avventure di Rinaldo, che, dopo aver scorta la donna ed aver impegnato per lei un duello con il saraceno Ferraù, egli pure di Angelica innamorato, se la vede sfuggire nuovamente, sì che i due duellanti, di comune accordo, rimandano il duello a miglior occasione e partono insieme per cercarla sul cavallo di Ferraù, trovandosi Rinaldo in quel momento appiedato (giustamente famoso, perché indicatore dello spirito che anima quel mondo, il commento del poeta: «oh gran bontà dei cavalieri antiqui!»). Separatisi poi per seguire strade diverse, Ferraù ha una sua avventura, in cui è accusato di fellonia, che lo decide a non portare più elmo, finché non conquisterà quello di Orlando (I); e Rinaldo, ricapitato al campo cristiano, è inviato da Carlo in Inghilterra per chiedere aiuti e non può non obbedire; in Inghilterra libera la figlia del re falsamente accusata, poi ottiene gli aiuti e con essi torna in Francia; la ricerca di Angelica sarà da lui ripresa solo alla fine del poema (V-VI).Intanto si è inserito l'inizio delle avventure di Bradamante, donna guerriera, sorella di Rinaldo, innamorata del saraceno Ruggero, la quale è alla sua ricerca; dopo avventurose vicende, con l'aiuto della maga Melissa, che per tutto il poema proteggerà lei e Ruggero, distrugge il castello incantato del mago Atlante, il quale aveva allevato Ruggero, orfano di un eroe cristiano, nella fede pagana, cercando continuamente di tenerlo lontano dalla guerra, perché le stelle gli avevano predetto che egli si sarebbe fatto cristiano e sarebbe poi morto giovane; nel castello Atlante tiene Ruggero con molti cavalieri e molte donzelle (II-IV). Liberato Ruggero, Bradamante lo perde subito di nuovo, perché questi è portato via dal cavallo alato del Mago, il famoso ippogrifo, che, occultamente manovrato da Atlante, lo trasporta all'isola di Alcina, perfida maga, che seduce gli uomini tra mille delizie e poi, stanca di loro, li trasforma in alberi. Ruggero, innamorato, ma debole di fronte alle tentazioni, per quanto messo sull'avviso da un cespuglio parlante in cui si è trasformato Astolfo, uno dei più estrosi personaggi del mondo ariostesco, cade nelle reti di Alcina, dalle quali sarà liberato ─ e con lui tutti gli altri prigionieri ─ dalla maga Melissa, che gli insegnerà anche a governare l'ippogrifo, sul quale egli parte per ritrovare Bradamante; ma la cosa non è così semplice, molta altra acqua passerà sotto i ponti: la storia di Ruggero e Bradamante si svolge sul filo conduttore di una continua ricerca, interrotta, non appena i due fuggevolmente si incontrano, da nuove separazioni (VI-VIII).Il poeta ritorna ad Angelica, che è rapita dagli abitanti dell'isola di Ebuda, i quali devono giornalmente dare una donzella in pasto ad una terribile orca; quando sarà esposta come preda, capiterà sull'ippogrifo Ruggero, che la libererà, abbacinando l'orca con uno scudo incantato che era stato di Atlante; Angelica, tornata nel corso di questa avventura in possesso del suo anello, scompare dagli occhi del suo salvatore, che era stato anche lui preso dalle sue grazie (X). Ora il poeta segue le avventure di Orlando alla ricerca di Angelica: egli libera Olimpia da un'orribile situazione, in cui un infelice contrastato amore ha posto lei e il suo regno (VIII-X) e successivamente la libera dall'orca di Ebuda, uccidendo, in modo assai ingegnoso, quest'ultima (XI); infine capita ─ e vi è capitato prima anche Ruggero ─ in un secondo castello costruito da Atlante, in cui entrano dame e cavalieri, inseguendo ciascuno la falsa immagine di persona cara in grave pericolo e vedendola scomparire appena posto piede nel castello e riapparire quando, delusi nella loro ricerca, stanno per uscirne. A questo castello, veramente simbolico del vano continuo affannarsi dei personaggi del mondo ariostesco, giunge Angelica e, mentre vuol sottrarre dall'incantesimo con il suo anello il saraceno Sacripante, per averlo a difesa nel ritorno in Oriente, ne sottrae, involontariamente, anche Orlando e Ferraù; di qui la lotta tra i due cavalieri per l'elmo di Orlando, che verrà poi, per un caso fortunato, nelle mani di Ferraù. Ma Angelica è di nuovo fuggita ed Orlando, seguitandone la ricerca, distrugge un intero esercito saraceno ─ il che gli susciterà l'odio di Mandricardo, che andrà cercandolo per vendicare la strage ─ e libera dai ladroni Isabella, sposa di Zerbino; la riconsegnerà a lui, che gli sarà grato fino ad incontrare per questo la morte (XII-XIII).Motivo principale del gruppo di canti seguenti, intercalati da altri episodi, è l'assedio di Parigi, in cui i cristiani, privi di tanti cavalieri, stanno per soccombere, tanto che Dio, impietosito, manda in terra l'angelo Michele, perché trovi il Silenzio, che accompagni l'arrivo di Rinaldo e dell'esercito che ha raccolto in Inghilterra, e la Discordia, perché vada a seminare zizzania nel campo di Agramante. L'angelo esegue puntualmente il suo incarico, in un episodio che ha forti risvolti satirici, e quindi, nonostante le prodezze del saraceno Rodomonte, che ripetono esaltandole quelle virgiliane di Turno nell'accampamento di Enea, la morsa dell'assedio si allenta (XIV/XVI/XVIII).L'obiettivo del poeta è ora principalmente rivolto su Astolfo, che, uscito dalla prigionia di Alcina e ricevuto in dono un libro in cui è descritto il modo di liberarsi da tutte le magie e un corno, il cui suono spaventoso fa fuggire chiunque l'ascolti, giunge in Egitto, dove fa prigioniero il gigante Caligorante e uccide Orrilo, i flagelli del luogo (gli episodi sono tra i più ricchi di elementi magici dell'intero poema); e quindi si appresta a tornare in Occidente, con altri cavalieri cristiani che incontra, non senza incorrere in una ridda di avventure, che, se possono dirsi marginali, non per questo sono meno ampie e fantasiose (XV-XVIII).Intanto, in Occidente, la Discordia svolge la sua opera. Mandricardo, che è alla ricerca di Orlando, incontra invece Doralice, la promessa sposa di Rodomonte e, invaghitosene, la rapisce; Rodomonte, saputa la notizia, incitato dalla Discordia, cui si uniscono per l'occasione Gelosia e Superbia, abbandona il campo per cercare Mandricardo e vendicarsi di lui, mentre l'esercito saraceno, invano sostenuto dal prode Dardinello, che nella battaglia trova la morte, è messo in rotta dai cristiani. Nella notte due soldati di Dardinello, Cloridano e Medoro, in un episodio strettamente modellato su quello virgiliano di Eurialo e Niso, escono per recuperare il corpo del loro signore; Cloridano rimane ucciso e Medoro, lasciato sul campo gravemente ferito, è trovato da Angelica, che se ne innamora, lo guarisce e lo sposa, partendo con lui per l'Oriente; così esce di scena Angelica, motore principale delle avventure della prima parte del poema (XIX).Seguono nuove avventure di Astolfo e dei suoi compagni e compare per la prima volta la donna guerriera saracena Marfisa, che sta andando verso Parigi per far prova di sé con i più forti cavalieri cristiani (XIX-XX). Astolfo, rimasto solo, càpita al secondo castello di Atlante e, con i mezzi magici che possiede, lo distrugge, liberandone tutti i prigionieri, compresi Ruggero e Bradamante, che vi si aggiravano da tempo senza potersi ─ per l'incanto del mago riconoscere, e si impadronisce dell'ippogrifo, con il quale prende a girare tutto il mondo. Ruggero e Bradamante, incontratisi, si avviano verso un'abbazia, dove Ruggero deve prendere il battesimo, per poi unirsi in matrimonio con l'amata, ma nuove avventure in cui incorrono li separano un'altra volta: Bradamante torna al suo castello e vi è trattenuta, Ruggero si dirige al campo di Agramante, non sentendosi di abbandonarlo nel momento del pericolo (XXII-XXIII).Volge ormai al suo tragico culmine la sorte di Orlando, che giunge nel luogo dove Angelica e Medoro, innamorati, hanno inciso su sassi e sulla scorza degli alberi la storia del loro amore; qui si scatena in lui la pazzia, dopo che ha cercato a lungo di convincersi che non sia vero quello che gli occhi gli mostrano, e dopo che, ragguagliato dall'oste che ha assistito al sorgere e allo svolgersi dell'amore tra Angelica e Medoro, ha passato alcuni giorni di atroce dolore. Le manifestazioni della pazzia di Orlando sono commisurate alla sua forza: strappatesi le armi di dosso, sradicati alberi, uccisi con la sola forza delle mani quanti gli si paravano dinnanzi, erra nudo e incolto e, quando più tardi incontrerà Angelica, che viaggia con Medoro verso il Catai, nemmeno la riconoscerà. Segue una delle più patetiche avventure del Furioso; Zerbino giunge con l'amata Isabella sul luogo dove Orlando è impazzito; conosciutane la triste storia, fa un trofeo delle sue armi, che deve subito difendere contro Mandricardo, il quale pretende la spada; Zerbino soccombe contro il più forte eroe e Isabella, disperata, è persuasa da un eremita a non uccidersi, ma a ritirarsi in un convento, verso il quale si dirige, portando con sé il feretro di Zerbino (XXIII-XXIV).In altra parte si incontrano Mandricardo con Doralice, Rodomonte, Marfisa e Ruggero; fomentata dalla Discordia, sorge tra i quattro una complessa contesa, per cui ciascuno ha qualcuno o qualche cosa da strappare a uno degli altri; il cavallo di Doralice, imbizzarritosi, la porta lontano e la seguono Rodomonte e Mandricardo, mentre Ruggero e Marfisa partono alla ricerca dei loro avversari. Giungono tutti, più Sacripante e Gradasso, al campo di Agramante e i cristiani subiscono una nuova sconfitta, tanto che l'angelo Michele, vedendosi mal servito dalla Discordia, corre a strapazzarla: finita la battaglia, i cavalieri che non erano riusciti a risolvere le loro molteplici contese, le portano dinnanzi al re e una nuova lite sorge per il diritto che ciascuno pretende del primo scontro. A malincuore acconsentono ad affidare la priorità alla sorte, ma la Discordia questa volta fa bene la sua opera e altre contese con altri personaggi si inseriscono, in un succedersi di imprevisti, in cui l'Ariosto riesce sempre, imperturbabile, a tenere un capo dell'aggrovigliatissimo filo. La prima contesa cui la sorte dà corso è quella di Rodomonte contro Mandricardo per Doralice; ma il re riesce ad ottenere che sia la donna a decidere; vince Mandricardo e Rodomonte, infuriato contro tutti e tutte, abbandona il campo; incontrata Isabella, dimentico dei suoi crucci, la concupisce e la strappa all'eremita; ma essa riesce, con un tranello, per non rompere la fede data a Zerbino, a farsi decapitare da Rodomonte stesso; questi, pentito, le erge un mausoleo vicino ad uno stretto ponte e sfida tutti i cavalieri che passano, facendoli prigionieri ed appendendo le loro armi in onore di Isabella e Zerbino; molti ne passano e molti sono vinti; un duello anomalo avrà luogo con il pazzo e nudo Orlando (XXVI-XXIX).Si torna ai restanti cavalieri saraceni, che la Discordia ha incitato l'uno contro l'altro: tocca a Ruggero combattere contro Mandricardo e lo uccide, ma rimane anch'egli gravemente ferito, sì che nemmeno questa volta può tener fede al nuovo appuntamento che aveva dato a Bradamante. Questa si dispera di non aver più notizie dell'amato e, avendo saputo che egli era partito con Marfisa, entra in campo anche la gelosia. Lascia quindi il suo castello ─ senza seguire il drappello del fratello Rinaldo e di tutti i cavalieri non impegnati in altre vicende che egli ha raccolto, con i quali porta aiuto a Carlo Magno, sbaragliando i saraceni e riducendoli in Arles per trovare Marfisa e Ruggero e vendicarsi di loro. Dopo essere incappata in una lunga avventura al castello di Tristano, giunta in incognito al campo di Agramante, sfida Ruggero accusandolo di fellonia; intervengono anche altri guerrieri, la battaglia si fa generale ed infine Ruggero, Marfisa e Bradamante si ritrovano in una radura del bosco, accanto al sepolcro del mago Atlante, morto di dolore per non essere riuscito a tenere con sé, al sicuro, Ruggero. La sua voce superstite interrompe una feroce zuffa tra Bradamante gelosa e Marfisa, rivelando che Marfisa e Ruggero sono fratello e sorella, separati nella prima infanzia dalla sorte e figli di un prode paladino cristiano. Marfisa si fa immediatamente cristiana; Ruggero, ancora una volta, rimanda per gli ultimi scrupoli di fedeltà verso Agramante vinto. Quindi si separano, non prima di aver compiuto una nuova impresa cavalleresca, liberando un castello da un tiranno e da una triste legge da lui imposta (XXIX/XXXII/XXXVI).Il racconto di questa vicenda si intreccia con le avventure di Astolfo che, con l'ippogrifo e i suoi oggetti magici, libera il re di Etiopia dai flagelli che lo affliggevano e poi, dopo una capatina all'inferno, sale al paradiso terrestre e di lì, guidato da un santo, alla Luna, dove vanno tutte le cose che gli uomini perdono in Terra, compreso il senno; è infatti destinato a recuperare il senno di Orlando, chiuso in un'ampolla che deve essere inalata, e a riportarlo in Terra. Egli recupera anche la parte perduta del proprio senno e, diventato savio ─ fino, dice maliziosamente il poeta, al prossimo errore ─ fa miracoli su miracoli, riesce a conquistare, insieme ad altri paladini che ha incontrato in terra d'Africa, il regno di Agramante, stringendo d'assedio la capitale Biserta; infine ridona il senno ad Orlando. Agramante è costretto ad abbandonare la Francia (XXXIII/XXXV/XXXVIII-XL). Dopo un tentativo fallito di comporre la guerra, si decide di affidarne le sorti ad un duello, tre contro tre, nell'isola di Lampedusa: Orlando con il cognato Ulivieri e il fraterno amico Brandimarte, contro Agramante, Gradasso e Sobrino. Orlando è vincitore, avendo ucciso Gradasso e Agramante e gravemente ferito Sobrino, ma Brandimarte muore e la sua morte trascinerà con sé anche quella della fedele sposa Fiordiligi.Ruggero, partito dalla Francia per raggiungere il suo re, è gettato da una furiosa tempesta su un'isoletta abitata da un eremita e finalmente si converte al cristianesimo; sull'isoletta giunge Orlando con i due feriti superstiti dal duello (XLI/XLII) e più tardi li raggiunge Rinaldo, alle cui avventure, mentre era intento a cercare Angelica, finché non ebbe bevuto alla già citata fontana del disamore, e ad altre molte che incontra nel viaggio, è dedicata un'ampia parte del poema; egli promette la sorella Bradamante a Ruggero come sposa (XLII/XLIII).Ora rimane, per lo scioglimento almeno dei tre principali filoni di queste avventure, che potrebbero essere senza fine, la celebrazione delle nozze tra Ruggero e Bradamante; ma queste sono ancora ostacolate dal fatto che il padre di Bradamante ha invece promesso la figlia a Leone, figlio del re di Costantinopoli; e non avranno fastosamente luogo se non dopo complesse avventure di lotte e nobili scambi di cortesia tra Ruggero e Leone; un'ultima interruzione ai festeggiamenti già iniziati porta la comparsa di Rodomonte, che sfida Ruggero; con l'uccisione di Rodomonte, il poema si chiude (XLIV-XLVI).